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Pentagramma.

” Una giustizia realmente al servizio dei cittadino deve saper conciliare celerità, efficienza e garanzie. Il che può avvenire solo se si affrontano, contemporaneamente, le riforme necessarie per accelerare i tempi dei processi e gli altrettanto indispensabili interventi, ordinamentali, tesi a garantire l’effettività del “giusto processo”. Così come non è accettabile un processo che dura anni, se non decenni, non è neppure accettabile un processo celere, in cui siano però calpestati i diritti della difesa e non sia garantito un giudice, al di sopra delle parti, in grado di valutare equamente la tesi dell’accusa e quella della difesa. Ecco perché – per impedire al governo di continuare, con la forza dei numeri, nella sua opera disgregatrice del principio di eguaglianza – è indispensabile che chi crede realmente in una alternativa non si limiti a criticare, sbraitare, urlare, insultare (senza riuscire in alcun modo a impedire nuovi scempi del diritto e dei diritti), ma faccia serie proposte di riforma in grado di ottenere un ampio consenso, anche, e soprattutto, perché fatte nell’interesse di tutti, e non di pochi. È decisamente più utile, e più proficuo, avere la forza e il coraggio di sfidare l’avversario, dividerlo per quanto possibile, fare proposte che possono effettivamente restituire al nostro Paese una giustizia degna di questo nome, e non attestarsi, per paura del “diavolo”, in una sterile (e sbagliata) difesa di uno status quo fonte quotidiana di denegata giustizia. (…) Per quanto riguarda, ad esempio, la separazione delle carriere tra giudici e pm, mi chiedo come sia possibile (per la sinistra e più in generale per chi crede nella giustizia) opporsi a una modifica che renderebbe effettivi princìpi sanciti dalla Costituzione: imparzialità del giudice; parità, nel processo (non nelle indagini) tra accusa e difesa. (…) Altrettanto incomprensibile è la difesa ad oltranza del Csm, soprattutto se si considerano le critiche, anche recenti, del Presidente della Repubblica, di Presidenti della corte di Cassazione, di ex-vicepresidenti del Csm, di autorevoli magistrati che hanno ripetutamente stigmatizzato il «correntismo imperante» che condiziona l’attività del consiglio («il Csm è in balia delle correnti, sarebbe ora che i magistrati lo ammettessero apertamente»; «le decisioni del Csm sono state spesso il frutto di rigide logiche di lottizzazione») “. (Giuliano Pisapia, fonte: il manifesto)

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