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Archivio per 29 marzo 2010

Pentagramma.

 ”  Così, questa campagna elettorale in vista delle regionali, senza talk show, non ha parlato delle questioni regionali, ma dei talk show. Non ha proposto i candidati presidenti e i loro programmi. Semmai, ha discusso di programmi televisivi. E ha opposto  –  fra loro  –  personaggi televisivi. Bloccando, accuratamente, i segnali di inquietudine che attraversano la società. Le preoccupazioni economiche e (dis)occupazionali. (Abbassano l’audience delle trasmissioni tivù e il gradimento del governo. Meglio il silenzio). Con alcune conseguenze rilevanti. a) L’oscuramento dell’opposizione politica. Del Pd e dei suoi leader, Bersani in primo luogo. Inoltre, come abbiamo detto, la sotto-esposizione della Lega, rispetto al premier. Il quale ha trasformato, ancora una volta, le elezioni in un referendum. Pro o contro se stesso. Anche se, in questa occasione, è possibile che ciò sia avvenuto per trainare non tanto la coalizione in difficoltà (come nel 2006). Ma anzitutto se stesso insieme al suo partito, il Pdl. b) L’ulteriore “unificazione” di Rai e Mediaset. Ridotti a MediaRai. c) Con l’esito di spostare all’esterno i luoghi del dibattito politico e pubblico. Sul satellite, sulle altre reti, su Internet. Soprattutto dopo la sentenza del Tar del Lazio, che ha dichiarato illegittima la sospensione dei talk show. Per questo, “RAI per una notte”  –  l’evento organizzato da Michele Santoro nei giorni scorsi  –  appare esemplare non solo di questa campagna elettorale, ma di questa fase mediapolitica. Trasmessa in diretta tv sulle piattaforme satellitari e su Internet, ha raggiunto intorno al 13% di share, a scapito delle reti MediaRai. E ha offerto una raffigurazione plastica dell’opposizione al tempo della “democrazia del pubblico e dell’audience” (per citare il filosofo Bernard Manin). Guidata da Santoro, Travaglio e Floris, insieme a Lerner. MediaRai al governo. Sky, le altre reti e Internet all’opposizione “.  (Ilvo Diamanti, fonte: la Repubblica)

Asterischi.

* L’abbuffata finale di interviste televisive – con Berlusconi in diretta quasi a reti unificate su tutti i tg pubblici e privati – ha chiuso degnamente una campagna elettorale che verrà ricordata come la peggiore della storia repubblicana.
Se non fosse per lo squilibrio evidente, tra il premier che ieri sera dilagava, malgrado le multe imposte dall’Agcom ai telegiornali troppo squilibrati in suo favore, e Santoro che giovedì per andare in onda chiedeva la carità a Sky, a Internet e ai canali satellitari, si potrebbe pensare che, senza dirselo, i due si fossero messi d’accordo, talmente grottesca era nelle due versioni la loro rappresentazione dell’Italia. Un Paese avvelenato dall’odio diffuso a piene mani dalla sinistra comunista e dai conduttori di talk-show a essa vicini e pertanto esclusi dal video su sua richiesta, secondo il Cavaliere. E per Santoro, affiancato da Floris, Lerner e da una fila di comici stranamente seri, un Paese privato della sua libertà d’espressione e letteralmente ripiombato nel fascismo. Ora, è tutto da vedere che questo possa servire a mobilitare gli elettori, spingendoli verso i seggi e battendo il timore accresciuto dell’astensione. Il rischio è che produca l’effetto contrario *.   (Marcello Sorgi, fonte: La Stampa.it)

* Un Istituto di Pordenone ha organizzato le vacanze-studio degli allievi sulla base del loro reddito: la fascia alta a Londra in un buon albergo, la fascia bassa a Monaco in una pensione abitata dai pidocchi. Faremo causa all’agenzia di viaggi, ha detto il preside, come se il problema fossero i pidocchi. Il problema è aver avuto l’idea di separare i ricchi dai poveri, riproducendo persino in una gita scolastica, emblema della comunità conviviale, quelle differenze sociali che all’interno della scuola semplicemente non devono esistere.                   Ma cosa ci sta succedendo? In poco più di una generazione siamo passati dall’egualitarismo diseducativo del «sei politico» al calpestamento di ogni sensibilità e del significato stesso di scuola pubblica. Leggevo con gli occhi sbarrati le spiegazioni del sindaco e dell’assessore, entrambe donne ed entrambe giovani, di quel Comune vicentino che l’altro ieri non ha servito il pranzo a nove bimbi dell’asilo nido perché i genitori non pagano la retta. Mica possiamo darla vinta ai furbi, spiegavano le due amministratrici. Giustissimo, e allora denunciateli. Ma senza smettere di garantire ai figli dei furbi l’identico trattamento riservato ai loro compagni. Sono bambini, non divani pignorabili. Mi spaventa il pensiero di come cresceranno i discriminati di Vicenza e di Pordenone. Ma mi spaventa ancora di più come cresceranno i privilegiati: privi dei vincoli minimi di solidarietà umana, per insegnare i quali la scuola pubblica era nata *.  (Massimo Gramellini, fonte: La Stampa.it)

* Non avessi mai visto il sole avrei sopportato l’ombra, ma la luce ha aggiunto al mio deserto una desolazione inaudita *. (Emily Dickinson)

* Le elezioni sono alle porte e la Chiesa italiana ha parlato: o meglio, ha parlato la Cei per bocca del cardinal Bagnasco. La precisazione è d’obbligo: è possibile che una sola voce riesca ad esprimere la quantità e la qualità delle posizioni che si muovono nella realtà del mondo cattolico?
Ci si chiede anche se le elezioni amministrative siano un’occasione di tale importanza da imporre che si levi in modo speciale la voce di un’autorità morale e spirituale come la Chiesa nella sua espressione gerarchica, obbligata dalla sua stessa natura a essere al di sopra delle parti . E non intendiamo levare la pur sacrosanta protesta di chi chiede che le autorità ecclesiastiche si astengano dalla lotta politica: anche se si potrebbe  –  e forse si dovrebbe, visti i tempi  –  ricordare ai vescovi che ci sono tante occasioni di urgenze grosse e di scandali clamorosi davanti ai quali la loro voce dovrebbe trovare il coraggio di levarsi. Lo stato morale del Paese è disastroso. C’è una corruzione che ha invaso  –  partendo dall’alto  –  anche i più remoti angoli dove si dà esercizio del potere. È cosa recentissima la pubblicazione del rapporto annuale dell’agenzia internazionale per il monitoraggio dello stato dei diritti umani nel mondo: e lì abbiamo letto note ben poco confortanti per il nostro Paese. (…) Anche se nel suo discorso sono stati toccati diversi problemi, nella sostanza uno domina su tutti gli altri. Gli elettori sono stati invitati a seguire nella scelta elettorale la bussola della questione dell’aborto. Ora, la domanda che si pone è se questo è veramente il problema dei problemi, quello per cui sta o cade la società. Si dice che questa funzione è quella che prima di tutte le altre appartiene alla Chiesa: la difesa della vita. Bandiera nobile, se altre ce ne sono. La vita umana va difesa. Su questo siamo tutti d’accordo. Ma allora bisogna essere conseguenti e andare fino in fondo. Prendiamo un caso: sono passati appena pochi giorni da un episodio gravissimo: una madre ha partorito in una stazione di sport invernali dove lavorava, sulla neve dell’Abetone. Aveva un permesso di soggiorno legato al suo posto di lavoro. Ha nascosto il parto, il neonato è morto soffocato. Un’immigrata non può avere figli senza rischiare di perdere il lavoro: è l’effetto di una legge approvata da un governo di centrodestra che si vanta di avere il consenso degli italiani. E l’appoggio della Chiesa a questo governo produce ogni giorno effetti devastanti. (…)  E ancora oggi la condanna ecclesiastica non colpisce coloro che hanno varato quella legge che provoca lutti e dolori, che impedisce alle donne immigrate di avere figli. Né colpisce le forze politiche che non hanno a cuore la tutela della famiglia e che dedicano tutta la loro forza a sottrarre alla legge un presidente del Consiglio invece di varare una riforma fiscale che introduca il quoziente famiglia. Invece basta un normale appuntamento elettorale perché si ripeta ancora lo stanco spettacolo di un’autorità ecclesiastica che si schiera a favore di una parte politica contro un’altra. È un rito vecchio, logorato dall’uso, ripetitivo, facilmente decifrabile. Siamo a una scadenza elettorale resa inquieta dal silenzio della televisione di Stato, assurdamente determinata a lasciare i cittadini in una condizione di dubbio e di perplessità. Sono semplici elezioni amministrative. Non è in gioco la sorte del governo. Si tratta di scegliere i candidati più credibili per affidare loro l’amministrazione di regioni e città. Ci aspettavamo di essere messi in grado di scegliere serenamente sulla base dei profili dei candidati e del contenuto dei loro programmi. Ma di programmi è stato molto difficile parlare. Il confronto è stato oscurato dall’episodio della clamorosa incapacità del più potente partito italiano di mettere insieme una lista di candidati e di farla pervenire alla scadenza dovuta davanti all’ufficio competente. Una manifestazione di piazza ha costruito lo spettacolo televisivo per raggiungere in un colpo solo tutti gli elettori. Ma forse anche questo spettacolo rischiava di non essere efficace. E allora, che altro si poteva fare per dare una mano al Pdl e combattere la candidatura di Emma Bonino nel Lazio? *  (Adriano Prosperi, fonte: la Repubblica.it)

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